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Accademia Omiopatica (1844)
Cos'è l'Omeopatia |
Presidente del Centro Studi T.P. Paschero L'omeopatia è una metodologia terapeutica basata sul "principio
di similitudine " e sull'uso di sostanze in dose infinitesimale.
Come si vede, la caratteristica della terapia omeopatica, non è quella di essere una fitoterapia, ma un approccio olistico, che utilizzando sostanze di varia natura, altamente diluite, non produce nè effetti di intossicazione dell'organismo nè effetti collaterali. In alcune condizioni, infatti, quali la gravidanza, l'età neonatale o nelle costituzioni allergiche che non possono far uso di medicine tradizionali, si rivela l'unica terapia praticabile. Per altro è assolutamente possibile e privo di controindicazioni l’uso combinato della terapia omeopatica e di quella convenzionale.
Il rimedio omeopatico viene solitamente preparato a partire dall'estratto alcoolico ( tintura madre) della sostanza di base. Esso viene sottoposto ad una diluizione progressiva; per cui, superato un certo livello (dodicesima diluizione centesimale), non rimane più alcuna traccia della sostanza di partenza. Oltre la dodicesima diluizione centesimale viene infatti superato il cosiddetto numero di Avogradro (10-23) . Dopo ogni diluizione il rimedio viene sottoposto ad una secondo procedimento detto di succussione o dinamizzazione che consiste in una agitazione vigorosa della sostanza.
Il rimedio omeopatico si presenta più comunemente sotto forma di granuli di lattosio che vanno disciolti a livello sub-linguale e assunti circa due ore lontano dai pasti. Le dosi, a discrezione del medico, possono essere ripetute utilizzando, a tal fine, la confezione in tubo-granuli, oppure può trattarsi di somministrazioni uniche avvalendosi, in questo caso, della confezione in tubo-dose. Più raramente si usano le sostanze in forma liquida. I numeri che sono presenti sulle confezioni dei medicamenti si riferiscono al numero di diluizioni a cui la sostanza è stata sottoposta; mentre le lettere che seguono i numeri si riferiscono al tipo di diluizione: CH (Centesimale Hahnnemaniana) K (Korsakoviana) LM (Cinquantamillesimale).
Per l'omeopatia particolare significato assume, oltre la malattia, quel particolare squilibrio dell'organismo che la rende possibile. Obbiettivo del medico omeopatico è, infatti, ristabilire quelle condizioni di armonia delle funzioni dell'organismo per cui è esso stesso a superare la malattia. Ad esempio, in una infezione delle vie respiratorie, anziché
combattere il germe responsabile, il medico omeopatico tenderà a
riequilibrare le funzioni del sistema immunitario del paziente. Lo stesso,
in una condizione reumatica, anziché combattere il sintomo del dolore,
è importante, per il medico omeopatico, risanare quello squilibrio
fondamentale che rende possibile l'infiammazione dei tessuti periarticolari.
Il medico omeopatico deve fare, come il medico tradizionale, una diagnosi della malattia ma, oltre a questo, ha bisogno di conoscere le modalita' reattive individuali del paziente. Questo gli permetterà di risalire a quello squilibrio
fondamentale che causa la patologia. Egli ricostruirà una storia
dettagliata del caso prestando particolare attenzione alle modalita'
di presentazione dei sintomi. Chiederà quando questi appaiono durante
il giorno, le condizioni in cui migliorano o peggiorano, la stagione in
cui eventualmente compaiono, ecc. L'analisi del medico omeopatico, includera'
i sintomi della sfera psicoemotiva: il tipo di personalità del paziente,
il suo umore e il suo comportamento. Inoltre le tendenze alimentari istintive:
desideri e avversioni rispetto al cibo.
Questo darà un quadro globale del paziente
a cui il medico farà corrispondere un medicamento che presenta le
stesse modalità reattive quando somministrato ad un uomo sano.
E’ noto che i farmaci omeopatici subiscono, durante la loro preparazione, una serie progressiva di diluizioni per cui della sostanza di partenza non resta più traccia. Questo ha comportato nella storia dell’Omeopatia dubbi intorno alla sua reale efficacia. Come può, infatti, una soluzione che non conserva più molecole della sostanza di partenza avere effetti sull’organismo? Questo è stato per molto tempo il nodo fondamentale dell’Omeopatia. Oggi, tuttavia, rigorosi studi clinici randomizzati, a doppio cieco, hanno mostrato differenze significative tra il farmaco omeopatico e il placebo. Le ipotesi più accreditate da parte di alcuni gruppi di scienziati parlano di un probabile effetto biofisico di queste sostanze e non biochimico. In particolare il procedimento di progressiva diluizione e successiva succussione del farmaco permetterebbe alle molecole dell’acqua di trattenere la "memoria" della sostanza di partenza. Oltre agli studi clinici rigorose ricerche in campo biologico
hanno mostrato l’effetto indiscusso del farmaco omeopatico.
In Italia 4.000.000 circa di pazienti ricorrono alle cure omeopatiche con medicine che sono a totale carico dell’utente. I medici omeopatici sono circa 7.000. Per diventare Omeopata un medico dopo il normale corso di Laurea in Medicina e Chirurgia deve frequentare un corso che solitamente, secondo le "Norme Per la Formazione e Qualificazione Professionale in Medicina Omeopatica (1999), è triennale per un totale di 360 ore più 50 di pratica clinica. Le scuole sono costituite da Istituti di Formazione a carattere privato. L’Ordine dei Medici ha istituito, recentemente, nelle
varie provincie, Commissioni per le Medicine Non Convenzionali di cui fanno
parte i medici omeopatici. L’obiettivo delle Commissioni è di stilare
una sorta di censimento e un conseguente registro dei medici e delle scuole
private di ogni provincia.
Da circa dieci anni il Centro Studi T. P. Paschero ha istituito una scuola di formazione in Medicina Omeopatica a cui possono accedere laureati in Medicina e Chirurgia, in Farmacia, in Veterinaria e studenti del quinto e sesto anno degli stessi corsi di laurea . Il Corso, svolto dalla scuola, è triennale per un totale di 360 ore più 50 ore di pratica clinica. Esso si avvale di tre docenti, tre tutors e due sessioni speciali di studio della Materia medica. |